L’Islanda fino a non molto tempo fa era un paese con un’economia piuttosto povera.

Fuori dai grandi scambi internazionali, viveva principalmente di pesca al merluzzo, attività tanto importante da spingerla a scontrarsi con il Regno Unito pur di estendere le acque territoriali e incentivare la pesca (guerra del merluzzo 1976).

Solo dagli anni ’90 l’Islanda è uscita dal suo isolamento dando inizio ad un velocissimo sviluppo economico: reddito medio pro capite tra i più alti del mondo, servizi di istruzione e sanità ottimi e gratuiti, previdenza sociale tra le migliori, alto tenore di vita.

Fino all’estate scorsa l’isola dei ghiacci era ricercata dagli imprenditori esteri che portavano grossi capitali, dai politici che vi tenevano summit internazionali, da studiosi in cerca della ricetta del successo.

Questa crescita così veloce sembrava dovuta in parte alle regole di una politica di tipo capitalistico, in parte alla diffusione di internet e alla globalizzazione; ora si può sicuramente affermare che un grosso aiuto l’hanno dato le speculazioni finanziarie incentrate su investimenti rischiosi e l’industria dell’alluminio, che ha arricchito la nazione a scapito dell’ambiente, sfruttando indiscriminatamente il potenziale energetico.

In effetti le banche hanno effettuato negli ultimi anni operazioni aggressive, risultate poi avventate; operazioni che, rivolte soprattutto alla Gran Bretagna, ignoravano gli avvertimenti sulla loro pericolosità che giungevano da diverse parti.

E’ bastata la svalutazione della corona islandese per fare a pezzi quest’economia fragile, basata più su giochi finanziari che su una ricchezza reale. Rimane la produzione dell’alluminio, alla quale guardano alcuni parlamentari ammanicati con multinazionali americane.

Potrebbe rappresentare secondo loro la soluzione alle difficoltà economiche islandesi. Secondo altri, come la cantante Björk, sarebbe solo svendere l’isola agli stranieri distruggendo la sua vera immensa ricchezza: l’ambiente.

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.