La strada n. 1, che a sud costeggia l’Oceano, si inoltra in una landa desolata chiusa tra monti e mare che offre ai turisti ammirati lo splendido contrasto tra il colore nero della roccia e il verde del muschio artico che la ricopre. Unico abitato di un certo rilievo nella zona è Kirkjubaejarklaustur, cittadina di ben 150 abitanti (!) che deve il nome ad un convento di suore irlandesi sorto in quel punto nel Medioevo. Molti toponomi nella zona sono legati all’esistenza del convento e mescolano la storia ad antiche credenze:

  • Kirkjubaejarklaustur significa chiesa del convento delle monache;
  • Systrastapi, nome di una collina sotto la quale la leggenda narra siano state seppellite due suore accusate di stregoneria, deriva da systra, sorella e stapi, roccia;
  • Systrafoss, termine che indica la cascata sulla quale una suora era andata a far bucato e dalla quale è caduta spinta da un troll, è composto da systra e foss, cascata;
  • Systravatn, nome del lago dal quale qualcuno dice di aver visto emergere una mano con un anello d’oro al dito, deriva da systra e vatn, lago.

Nel cimitero di Kirkjubaejarklaustur è sepolto il reverendo Jón Steingrímsson, noto in tutta l’Islanda. Egli, il 20 luglio del 1783, durante l’eruzione del vulcano Skaftá, pronunciò il famoso sermone col quale si dice convinse Dio a fermare la lava prima che raggiungesse Systrastapi

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