I fiordi orientali sono parte più lontana dalla capitale e hanno subito un processo di abbandono a causa della scarsità di lavoro, di vie di comunicazione e di servizi.

Proprio nell’intento di sostenere l’economia della zona, il governo ha insensatamente venduto parte del fiordo di Reyðarfjörður al colosso statunitense ALCOA che ha aperto nei pressi dell’omonimo villaggio uno stabilimento per la produzione di alluminio.

La fabbrica sfrutta l’energia prodotta da dighe sui fiumi Jökulsá á Dal e Jökulsá i Fljostdalur, la maggiore delle quali è satta costruita dall’italiana IMPREGILO.

L’opera è stata terminata nel 2004 ed ha visto impegnati tra gli altri numerosi operai italiani che si sono trasferiti con le famiglie, tanto che durante i lavori nella non lontana Egilsstaðir si era formata una piccola comunità italiana.

Molte polemiche sono sorte in merito alla realizzazione della diga e dell’alluminificio, tra l’altro il terzo in ordine di costruzione in Islanda. La centrale idroelettrica ha infatti modificato la portata d’acqua dei torrenti e distrutto un territorio ancora incontaminato, mentre non è ancora stato appurato definitivamente il grado di inquinamento provocato dalla fabbrica.

Nel corso d’acqua, ormai divenuto ruscello, gli abitanti del luogo con grande spirito di adattamento hanno inserito salmoni ed altri pesci, ma difficilmente si potrà far fronte in modo così pratico e semplice agli irrimediabili danni ambientali provocati da questo progetto. L’unica buona notizia è che il governo ha vietato per il futuro nuove vendite di terreno a stranieri.

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