Secondo i sondaggi, il 60 per cento degli islandesi sarebbe favorevole a far parte dell’Unione Europea. Del 40 contrario fanno parte però i pescatori e gli imprenditori dell’industria conserviera dell’isola, spaventati all’idea di dover condividere col resto dell’Europa il mare pescoso e memori della libertà conquistata a caro prezzo con le «battaglie» del merluzzo.

La paura di perdere l’autonomia nell’ambito della pesca è sempre stata il grande ostacolo all’adesione dell’isola all’Europa. Certo, il governo islandese tenterà di ottenere alcune deroghe, ma sembra che difficilmente otterrà più di un accordo per un periodo di transizione.

Ovviamente la caccia alla balene sarà interdetta, anche se I profitti derivanti da questa attività non sono così rilevanti da preoccupare gli isolani. L’altro gruppo di oppositori è formato dagli allevatori che producono principalmente carne e latte e temono di essere rovinati a causa dell’importazione massiccia di prodotti a basso costo.

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