Nonostante i divieti di caccia e di commercio della carne di balena, alcuni Stati nel mondo continuano nell’attività, ignorando qualsiasi appello alla salvaguardia di questi cetacei in via di estinzione.

Il Giappone, da sempre consumatore di carne di balena, aggira i divieti nascondendosi dietro non ben chiari fini scientifici e di ricerca, la Norvegia non fa mistero di infrangere le disposizioni internazionali.

Anche l’Islanda purtroppo ha ripreso la caccia a fini commerciali dal 2006, dopo 20 anni di sospensione.

In realtà sembra trattarsi più di gusto per la trasgressione che di necessità economica, perchè gli islandesi già da tempo hanno abbandonato l’abitudine di cibarsi di carne di balena e quanto a tornaconto economico rispetto al commercio di cetacei è molto più lucroso l’innocuo whale watching, cioè l’osservazione di questi enormi mammiferi durante escursioni turistiche in mare aperto.

È di questi giorni la notizia che tra Islanda, Norvegia e Giappone fervono rapporti commerciali per la compravendita di carne di balena.

L’importazione nelle isole del sol levante sarebbe stata autorizzata in settembre dal governo nipponico, secondo il quale tale operazione non violerebbe alcuna legge del commercio internazionale.

Il fatto che una partita di 70 tonnellate di balenottera in arrivo sulle tavole dei giapponesi sia in contraddizione con i tentativi di salvaguardia di una specie in pericolo è per il Giappone del tutto irrilevante. Resta il fatto che solo questi tre Paesi ogni anno sono responsabili dell’uccisione di circa 2000 balene.

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