Per presentare al mondo la nuova Golf VI, disegnata dall’italiano Walter de’ Silva, la Volkswagen ha scelto come location la splendida terra d’Islanda.

La casa di costruzione ha pensato, infatti, che i selvaggi territori islandesi e la natura indomita dell’isola potessero esaltare la nuova vettura, mettendone in risalto la linea e lanciando un messaggio di affidabilità e versatilità anche nelle condizioni più estreme.

Non a caso la prova è stata effettuata in settembre sulle non facili strade islandesi, nonostante si abbattesse sull’isola un forte acquazzone.

Di più: l’accostamento tra il nuovo prodotto e l’incontaminato paesaggio islandese, tra gyser, distese verdi di licheni e neri campi di lava, nell’intento dei costruttori avrebbe smosso le coscienze sensibili al problema ambientale.

Se nell’immaginario collettivo l’Islanda è il simbolo della purezza, del regno della natura ancora intatta, la Golf immersa in questo scenario diventa un’automobile diversa dalle altre, da quelle che utilizziamo tutti i giorni nelle città, che inquinano con gli scarichi, che creano traffico e rumore.

Diventa un’automobile sui generis, simbolo del rispetto della natura, dell’armonia dell’uomo con l’ambiente.

E nei fatti quest’idea dovrebbe essere garantita, anche se forse non basta, dai due modelli BlueMotion a basse emissioni e Twin-drive ibrido. In definitiva, quale migliore pubblicità che l’Islanda per un’automobile che vuole imporsi sul mercato come migliore nella tecnologia e nel contempo sensibile alle problematiche ambientali?

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