Nel 1397, la Norvegia cedette l’Islanda alla Danimarca, che detenne il potere sull’isola fino alla proclamazione d’indipendenza nel 1944. I danesi si impossessarono dei beni ecclesiastici e nel 1550 imposero la religione luterana.

Il vescovo cattolico di Hólar, Jón Arason, si oppose strenuamente a questa conversione forzata e fu decapitato. Nel 1602 la Danimarca impose il monopolio sui commerci: solo compagnie svedesi e danesi potevano acquistare diritti di commercio in Islanda.

Tali diritti avevano validità di 12 anni. Avvalendosi di questa legge le compagnie di commercio, gestite da imprenditori di pochi scrupoli e in cerca di lucro, iniziarono ad importare merci scadenti se non addirittura avariate, vendendole comunque a caro prezzo, e contribuirono al diffondersi della pratica dell’estorsione.

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