Dyrhólaey è un promontorio lavico che si innalza 120 m sulla costa sud dell’Islanda ed è parte di una Riserva Naturale. Ha avuto origine durante il periodo dell’ultima glaciazione da un’eruzione vulcanica sottomarina simile a quella che ha creato la vicina isola di Surtsey.

La spiaggia nera è delimitata da un’alta scogliera in cui si aprono archi e grotte. In lontananza, verso est, si intravedono i faraglioni di Reynishverfi, nei pressi di Vík. Il nome di Dyrhólaey è legato all’imponente arco naturale di Tóin, scavato nella roccia dall’azione del vento e dell’oceano.

Sotto di esso, sfruttandone l’altezza di 110 m, possono passare le navi.

La zona è interessante anche per osservare le numerose colonie di uccelli e animali marini: oltre ai caratteristici puffins o pulcinelle di mare, nelle acque di fronte alle scogliere non è difficile trovare anatre e starne artiche o scorgere la testa di qualche foca sbucare tra le onde che si infrangono sulle rocce.

Da ricordare che la Riserva Naturale è chiusa al pubblico in primavera fino a giugno per permettere ai numerosi uccelli di riprodursi in tranquillità.

Dyrhólaey è anche rilevante dal punto di vista storico: qui, secondo la Saga di Njáll, sembra fosse situata la fattoria di Kári, sopravvissuto alla strage della famiglia di Njáll. Inoltre in epoca vichinga la grotta Loftsalahellir veniva utilizzata per le assembee della tribù del luogo.

Per i turisti in cerca di emozioni, la compagnia locale Dyrhólaeyjarferðir offre una navigazione con mezzi anfibi lungo la costa, passando sotto l’imponente arco di Tóin.

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