Bárður e il suo amico vivono negli alloggi dei pescatori della costa e fanno parte dell’equipaggio di una sei remi che ogni notte esce in mare per la pesca al merluzzo. Li lega un’amicizia forte, condividono il sogno di una vita migliore e l’amore per la letteratura: un sogno, appunto, quasi un miracolo in una vita fatta di durezze; ma la lotta per la sopravvivenza prosciuga le energie e non dà spazio a passatempi come la lettura, attività quasi vergognosa agli occhi di chi giorno dopo giorno mette a rischio la propria vita. Altro non possiamo rivelare, per il momento, per non guastare la sorpresa; ma all’amico di Bárður che dovrà affrontare un periglioso viaggio per raggiungere il paese e restituire un libro al legittimo proprietario, si aprirà la possibilità di coltivare le proprie aspirazioni e di iniziare una nuova vita, lontana dal mare.

Chi ha visitato i Fiordi Occidentali non potrà non riconoscere nel libro i panorami bellissimi, impietosi e malinconici di questa zona un tempo fiorente, dissanguata dall’emigrazione, ma la voce di questo splendido, delicato romanzo saprà sicuramente parlare a tutti: arrivati all’ultima pagina si ha la sensazione di avere appena cominciato a conoscere il mondo a cui Jón Kalman Stefánsson ha saputo dare vita, e risulta quasi doloroso non poter proseguire la lettura. Tranquilli: è solo il primo romanzo di una trilogia, e ci auguriamo sinceramente che Iperborea dia al più presto un seguito con i due volumi successivi.

Jón Kalman Stefánsson
Paradiso e inferno
Iperborea, Milano 2011
Traduzione italiana a cura di di Silvia Cosimini.

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