Nel 1800 si diffuse sempre più in Islanda, come nel resto d'Europa, un forte sentimento di nazionalismo. Il fautore più importante di questi ideali nazional-patriottici fu Jón Sigurðsson, uomo di grande spessore che nel 1855 riuscì a far approvare una legge che ristabiliva il libero commercio.
In seguito l'Islanda ottenne una certa autonomia, soprattutto nella gestione degli affari interni, e nel 1874 fu preparata una bozza di Costituzione.
Contemporaneamente nuovo impulso ebbero la cultura e l'economia: si svilupparono dibattiti politici, nacquero partiti, le attività legate all'agricoltura e alla pesca rifiorirono e iniziò l'urbanizzazione.
Durante la prima guerra mondiale l'isola, risparmiata da battaglie e scontri diretti, si arricchì esportando lana, carne e pesce. Nel 1918, con l'Atto di Unione, l'Islanda divenne uno stato indipendente all'interno del Regno di Danimarca.