Il forte connubio tra fuoco, ghiaccio e oceano consente, in Islanda, di trovare una forte diversità ambientale e paesaggistica; l’azione mitigatrice dei flussi caldi, in risalita, che provengono dalle profondità della Terra, crea le condizioni affinché, in un’isola situata in mezzo all’Oceano Atlantico alle porte del Circolo Polare Artico, di trovare tundra artica e deserti freddi ma anche verdi altopiani, rigogliose coste frastagliate e ricche zone umide. La flora e la fauna si inseriscono, pertanto, in un contesto favorevole che fa dell’Islanda un vero e proprio paradiso boreale.
Dal punto di vista oceanico, la presenza della calda Corrente di Irminger, un prolungamento della Corrente del Golfo, che bagna le coste sudoccidentali dell’Islanda, permette l’insediarsi di tutta una fauna ittica che richiama una grande biodiversità marina: la rete trofica che ne deriva è complessa e molto ben radicata.
Uno degli ecosistemi più affascinanti che possiamo trovare in Islanda è il deserto freddo. Questo tipo di paesaggio è situato nelle zone più interne e, spesso, combacia con la presenza di imponenti ghiacciai; la forza eolica è preponderante e le condizioni climatiche sono molto estreme sia in inverno che in estate. La componente rocciosa è, a vista, l’aspetto che balza più all’occhio: imponenti distese di detrito roccioso che occupa altopiani e avvallamenti dove, all’occhio dell’osservatore, sembra che la vita non abbia scelto di abitarvi; in realtà non è così, anche dove le condizioni possono essere estreme la vita trova sempre il modo di insediarsi.
Innanzitutto i deserti freddi islandesi non si sono formati solo per latitudine, ma anche per diversi fattori ambientali che, nel corso delle centinaia di migliaia di anni, hanno contribuito alla formazione di questo ecosistema.
Innanzitutto, continue eruzioni vulcaniche hanno riempito le valli di roccia lavica, basalto, pomice, lapilli e cenere; successivamente, i fiumi e lo scioglimento dei ghiacciai hanno eroso e distribuito il detrito vulcanico più fine, nelle zone più elevate, inoltre, il veloce drenaggio delle acque nel sottosuolo rende più secco l’aspetto di questi paesaggi.
Dal punto di vista climatico, le temperature sono spesso sotto lo zero anche nei mesi estivi mentre venti forti e gelidi spazzano e sferzano tutta l’area. Questo impedisce a qualsiasi forma arborea di poter sopravvivere in questi ambienti.
Tra i deserti freddi più importanti e sicuramente più affascinanti, anche per una visita citiamo l’altopiano di Kjölur, situato tra gli antichi ghiacciai di Langjökull e Hofsjökull, definito anche il più grande d’Europa; poi suggeriamo Ódáðarhaun, situato a nord del ghiacciaio Vatnajökull; Dyngjusandur, una enorme distesa di sabbia e detriti lavici ai piedi del vulcano Askja, soggetto a molte tempeste di sabbia; il Parco Nazionale di Fjallabak, nei pressi degli altopiani di Landmannalaugar, zona meravigliosa per le distese di riolite che rendono il paesaggio molto colorato e variegato. Questi deserti sono percorribili in estate con auto 4×4 attraversando le piste interne.

Come detto sopra, a prima vista il deserto freddo sembra privo di vita: tuttavia, alcune specie vegetali hanno trovato il modo di insediarsi e poter sopravvivere anche in questo ecosistema freddo, secco e inospitale.
Tante le criticità da poter superare, ma l’evoluzione ha permesso alle piante che vivono qui di poter sviluppare adattamenti vincenti; i forti venti, il drenaggio veloce delle acque, gli inverni lunghi e nevosi ed il substrato roccioso sono i principali problemi che la vita vegetale ha dovuto affrontare.
La quasi totalità delle piante che si trovano nei deserti freddi sono erbacee e a carattere prostrato, ovvero basso e adiacente al suolo, per evitare di essere sdradicate dai venti forti; le radici sono profonde, mentre le foglie sono piccole e a carattere succulento: nelle cellule di queste forme vegetali i vacuoli sono molto grandi in modo da immagazzinare quanta più acqua possibile per poter far fronte alla siccità; i fiori sono grandi e ben vistosi in modo da essere ben visti dagli insetti impollinatori e svolgere nel più breve tempo possibile il ciclo vitale; i semi che vengono prodotti vengono chiamati “di resistenza”: una volta dispersi nel terreno passano in quiescenza l’intero inverno, germogliando all’inizio dei mesi estivi con le condizioni ambientali più favorevoli.
Tra le specie più comuni possiamo citare la Silene artica (Silene acaulis), l’Armeria (Armeria maritima) e il Camedrio (Dryas octopetala).

All’interno delle valli dove sono presenti i fiumi, ovviamente, la situazione cambia: la presenza dell’acqua dà la possibilità alla vita di diffondersi più facilmente. In prossimità dei corsi d’acqua è possibile trovare principalmente graminacee e muschi, i quali trovano spazio anche là dove si formano delle piccole zone umide.
Qui è interessante fare una menzione speciale sul muschio più incredibile che si trova in Islanda: il Racomitrium lanuginosum, la principale specie di muschio che si trova nella tundra artica e che trova spazio anche in alcune zone dei deserti islandesi. La caratteristica che lo fa essere così bello è il colore verde fluorescente delle piantine più giovani, invecchiando diventa più bianco. L’etimologia del nome scientifico è data da della peluria bianca che si trova sulla punta delle foglioline.
Questa specie di muschio è esclusivo della parte settentrionale dell’emisfero boreale; forma distese di soffici tappeti che variano dal verde acceso al bianco per gli individui più anziani: per estendersi e formare quei meravigliosi e morbidi “cuscini”, questo muschio impiega più di 70 anni. Racomitrium lanuginosum è fortemente radicato nelle connessioni ecologiche e trofiche degli ecosistemi dei deserti freddi e della tundra artica, è essenziale per la prosperità della biodiversità floristica e faunistica di questi ecosistemi pertanto è fortemente protetto ed è assolutamente vietato calpestarlo, raccoglierlo o danneggiarlo in qualsiasi modo.

L’ecosistema più caratteristico del nord è sicuramente la tundra artica; una distesa di piante erbacee, arbusti, muschi e licheni che, a perdita d’occhio, occupano la maggior parte delle zone interne islandesi. Il clima freddo, ventoso, con un ottimo volume di precipitazioni nevose in inverno e piovose in estate plasma e non poco questo paesaggio. Anche in questo caso troviamo bassissima concentrazione di specie arboree, i forti venti che spesso sferzano queste zone impediscono alle piante di crescere in altezza, ma al contrario dei deserti freddi il lento drenaggio del terreno permette la presenza di acqua e la possibilità per molte specie di trovare ottime condizioni ambientali. La prevalenza è data da graminacee e muschi: questi ultimi con la loro caratteristica di trattenere acqua, consentono a molte altre specie di piante di insediarsi tra di loro. Nella tundra artica è possibile osservare una sorta di bosco in miniatura: la betulla nana (Betula nana) e molte specie di salici (Salix herbacea, o salice nano, Salix lanata, o salice peloso e il Salix arctica, o salice artico) che, qui, assumono la dimensione di piccoli arbusti o piante erbacee rendono questo paesaggio veramente peculiare.
Insieme a questi piccoli “bonsai” di betulle e salici troviamo molte specie della famiglia delle ericacee come l’erica, il mirtillo, l’empetro nero (Empetrum nigrum) che produce bacche gustosissime e utilizzare per fare marmellate e dolci e il rabarbaro. Nelle zone più umide della tundra si trova l’erioforo (il bellissimo pennacchio bianco) e alcuni generi di piante carnivore come la pinguicola e la drosera.
Nella tundra artica trovano riparo anche molte specie di animali; la più comune è la renna che, in Islanda, occupa principalmente la zona nord orientale. La renna non è autoctona di quest’isola ed è stata introdotta a scopo venatorio alla fine del 1700. Tutt’oggi, mandrie di renne occupano gli altopiani nord orientali dell’Islanda in buon numero e la caccia è ancora presente, alimentando un turismo di nicchia molto ben radicato soprattutto nella zona di Djúpivogur e Egilsstaðir.

Altro curioso animale, che spesso fa capolino da dietro le rocce o si vede scorrazzare in cerca di cibo, è la volpe artica; questo simpatico canide è, di fatto, il predatore terrestre più grande d’Islanda: ha la capacità di cambiare il colore del manto durante l’anno, in inverno presenta una pelliccia bianca e soffice per confondersi con la neve e il ghiaccio, in estate il colore del pelo cambia e passa al grigio-marrone scuro, meno folto rispetto all’inverno.
Si ciba principalmente di roditori, nidiacei di uccelli, uova e altri piccoli animali che trova in giro, spesso frequenta le spiagge in cerca di molluschi, crostacei e, nel periodo del parto delle foche, resti di nutriente placenta; la volpe artica è anche un’incorreggibile opportunista: non disdegna di avvicinarsi agli abitati per trovare gli scarti del pescato, piccoli pezzi di pesce che possono cadere dalle stazioni di seccatura del merluzzo, facili opportunità dalle fattorie ecc.

Oltre alla renna e alla volpe artica, la tundra offre riparo a molti roditori tra cui il lemming, a molte specie di uccelli (su cui dedicheremo un paragrafo a parte) tra cui molte oche.
Come per la renna, nel 1931 fu introdotto in Islanda il visone americano (Neovison vison) per il commercio di pellicce; erano prettamente allevamenti: tuttavia alcuni visoni scapparono dai recinti diffondendosi in tutta l’Islanda. Questo mustelide è considerato specie invasiva e, oltre agli ambienti di tundra, popola le zone umide, i corsi d’acqua e le spiagge in cerca di cibo: uccelli marini (tra cui l’edredone), le uova e pesci d’acqua dolce.
L’Islanda, proprio per la sua voracità e invasività, promuove la sua caccia in modo da arginarne la diffusione.
Nel 1945, per combattere l’erosione del suolo, in Islanda fu introdotto il Lupino dell’Alaska (Lupinus nootkatensis): una leguminosa che riesce ad assorbire il diossido di azoto dall’atmosfera e fissarlo nel terreno, rendendo più fertili le zone più brulle; tuttavia, il suo carattere invasivo ha tolto spazio a moltissime specie autoctone e, da giugno a metà luglio, le sue fioriture ricoprono vaste zone dell’Islanda interna.

Essendo caratterizzata da un clima freddo e dalla presenza di ghiacciai, l’Islanda è territorio ideale per la formazione di torbiere e zone umide.
Le torbiere sono il risultato della lenta decomposizione di materia organica vegetale in particolari condizioni ambientali e chimiche. Il clima freddo è molto importante perché la torbiera si formi: l’ossigeno diventa tanto più solubile in acqua quanto più la temperatura è fredda. In più lo scioglimento dei ghiacciai e l’abbondante presenza acqua crea le condizioni affinché vaste zone si allaghino portando alla crescita ingente di vegetazione che, con l’acqua molto ossigenata, trovano modo di crescere anche a profondità.
All’inizio la maggior parte di materia organica depositata è dovuta al ciclo biologico di molte alghe che, andando sul fondo, trova ambiente anossico e più acido: strato dopo strato la materia organica decomposta (torba) si alza sempre più verso la superficie dando la possibilità a sempre più piante di insediarsi; man mano che le piante muoiono, la torba aumenta e andando verso la superficie inizia a mineralizzarsi diventando molto fertile e permettendo la nascita di piante sempre più esigenti.
Man mano che la torba si deposita da vita a una sorta di cumuli fatti a “cuscinetto”, che si compattano sempre di più: hanno natura igroscopica ed, imbevendosi d’acqua, da una parte fanno effetto spugna trattenendo acqua meteorica e dall’altra facilitano la risalita della falda per effetto della capillarità.

Le torbiere in Islanda sono molto comuni da trovare e costituiscono uno scrigno di biodiversità molto vasto. La presenza di acqua e substrato fertile, quale è la torba, permettono la crescita di numerose specie di piante anche piccoli cespugli e, nei casi più favorevoli e protetti dal vento, piccoli boschetti umidi. All’inizio dell’estate si riempiono di colori dovuti ad una grande quantità di specie di fiori che le popolano: iris, orchidee, gigli e molti altri rendono affascinanti questi ecosistemi molto fragili e delicati.
Anche la fauna trova grande giovamento e riparo nelle zone umide: numerosissime le specie di uccelli che nidificano in prossimità di questi ambienti.
In Islanda uno degli ecosistemi più ricchi di biodiversità, in termini soprattutto faunistici, è la costa. Sull’intero periplo possiamo trovare arenili di sabbia nera, spiagge di carattere più acido (riolite), e scogliere a picco sul mare.
La grande diversità della costa funge da importante rifugio per una grande quantità di animali, primi su tutti gli uccelli che, sulle alte falesie, trovano luogo di nidificazione e possibilità di facile accesso al mare dove catturano le loro prede. Sugli uccelli faremo un paragrafo a parte ma su queste scogliere potrete trovare il gabbiano tridattilo, il gabbiano glauco islandese, le urie, i pulcinella di mare, i fulmari, i marangoni, gli stercorari e moltissimi altri. L’Islanda costituisce un vero e proprio paradiso per gli appassionati di Birdwatching.
Tra le scogliere più belle che consigliamo di visitare, con il giusto rispetto e la giusta distanza verso gli animali, possiamo consigliare quelle presenti sulla Penisola di Snæfellsness: su tutti Arnarstapi e Lóndrangar.

Moltissimi anche gli arenili: i più famosi sono quelli con la spiaggia nera come Reynisfjara e la spiaggia nera di Vík, sulle coste meridionali a sud del ghiacciaio Mýrdalsjökull; ma molto bella anche la spiaggia di riolite, dai colori più caldi, di Ytri Tunga sulla Penisola di Snæfellsness.
Su queste spiagge e sugli scogli subito adiacenti trovano zona di sosta le foche che, in Islanda, sono presenti con due specie: la Foca comune (Phoca vitulina) e la Foca grigia (Halichoerus grypus). Queste due specie si possono notare un po’ su tutto il periplo islandese con maggiore concentrazione in alcune zone come la sopracitata spiaggia di Ytri Tunga o nella zona di Hvítserkur (la roccia elefante), ma anche nella baia degli iceberg di Jökulsárlón è possibile avvistarle mentre fanno capolino dall’acqua lungo il canale che va verso il mare aperto.
La presenza delle foche e di molti uccelli marini è dovuta al fatto che, grazie alla corrente calda di Irminger, la presenza di pesce lungo le coste è molto abbondante: merluzzi, halibut, aringhe, sardine ecc. popolano le profonde acque intorno al periplo dell’isola, attirando pertanto i predatori.
Oltre alle foche e agli uccelli marini, le coste dell’Islanda sono visitate da moltissimi cetacei; soprattutto alcune zone, tra cui la baia di Húsavík, sono le più frequentate da delfini, megattere, narvali, beluga, balenottere, balene, capodogli, focene, globicefali e orche. Queste ultime sono tra i principali predatori delle foche.

Consigliamo, per gli amanti del Whalewatching, un’escursione con partenza da Húsavík (la più gettonata per i cetacei) oppure anche dalla capitale Reykjavik, ma anche da altre cittadine come Akureyri, Stykkishólmur o Höfn. E’ veramente un’esperienza senza paragoni poter vedere i salti della maestosa Megattera, famosa anche per il suo canto, oppure poter avvistare giganti come la Balenottera comune (il secondo animale più grande del Pianeta), o la Balenottera minore che ama nuotare vicino alle imbarcazioni, oppure avvistare dei Delfini dal becco bianco, le simpatiche Focene o la temutissima Orca.

Come dicevamo poco sopra, l’Islanda è il paradiso dei Birdwatcher: oltre 380 specie di uccelli, di cui più di 80 nidificatori regolari, frequentano la grande diversità ambientale di quest’isola. Dalle scogliere, alle zone umide, fino alle zone più rocciose, non ci sono zone dove gli uccelli non abbiano trovato possibilità di insediarsi.
Sulle scogliere schiamazzano migliaia di uccelli marini di diverse specie intenti a portare il cibo ai loro nidi; osservando, per esempio, dalla scogliera di Arnastapi, sulla Penisola di Snæfellsness, si possono osservare diverse specie di gabbiani: il Gabbiano glauco (Larus hyperboreus), il Gabbiano d’Islanda (Laurus glaucoides) e il Gabbiano tridattilo (Rissa tridactyla). I primi due occupano principalmente le zone a nord islandesi e sono prettamente svernanti, al contrario il Gabbiano tridattilo è possibile avvistarlo sulle coste meridionali ed è un nidificante abituale; il Gabbiano tridattilo ama nidificare sulle falesie rocciose, come quella di Arnarstapi e Lóndrangar della Penisola di Snæfellsness: il loro chiasso è udibile a diverse centinaia di metri di distanza e osservarli nel loro ambiente naturale è davvero un’esperienza molto suggestiva.

Altro curioso uccello che frequenta le scogliere e ama nidificare tra i prati lungo la costa, è la Sterna codalunga (Sterna paradisaea): volo elegante, portamento snello e agile, questo uccello ama nidificare in tane sottoterra che scava da sola con le robuste zampe. Sono efficaci cacciatrici di pesce che catturano tuffandosi di testa in mare, è bellissimo osservarle mentre sono a caccia. Un consiglio: stare lontani dai luoghi di nidificazione, sono molto aggressivi e territoriali.
Tra i gabbiani, ci sono specie anche più grandi come lo Zafferano (Larus fuscus) e il Mugnaiaccio (Larus marinus): due uccelli molto grossi (il Mugnaiaccio può raggiungere il metro e mezzo di apertura alare), molto simile al nostro Gabbiano reale. Amano nidificare tra i muschi non lontani dalla costa e tra le rocce laviche, sono molto territoriali e aggressivi se ci si avvicina molto ai siti di nidificazione. Sono animali molto opportunisti e sfruttano le risorse che l’uomo gli lascia: non disdegnano qualche pezzo di pesce rubato dalle stazioni di seccatura del merluzzo.
Altri uccelli che frequentano le scogliere sono l’elegante e bianco Fulmaro (Fulmarus glacialis) che, benché assomigli ad un gabbiano, fa parte della famiglia dei Procellariformi ed è un parente prossimo dell’Albatros; infine, come non citare il Marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis) che si può notare intento a tuffarsi sott’acqua in cerca di pesce: quando riemerge si arrampica sugli scogli, apre le ali e le fa asciugare al vento. Il Marangone fa parte della famiglia dei Cormorani.
Sempre sulle scogliere ci sono alcuni uccelli appartenenti ad una famiglia molto curiosa, gli Alcidi. Sono tra gli uccelli più cercati dai turisti, ricordano dei pinguini per il loro portamento paffuto, goffo e tenero: le Urie e il Pulcinella di mare, detto Puffin.
Le Urie, presenti con due specie (Uria comune, Uria aalge, e Uria nera, Cepphus grylle, quest’ultima è tutta nera con due macchie bianche sulle ali), frequentano scogliere rocciose e abbastanza vicine al mare, dalle quali possono tuffarsi per pescare. Con un buon occhio e un buon binocolo è possibile osservarle dalle scogliere di Arnarstapi.
Il più famoso è di certo il Pulcinella di mare o Puffin (Fratercula arctica) che frequenta scogliere erbose e scoscese dove può nidificare: il nido viene fatto in buche nel terreno che essi stessi si scavano. Da qui in modo molto goffo volano verso il mare per catturare il pesce da riportare al nido. Il loro becco colorato funge da “impronta digitale”, ogni disegno è diverso per ogni individuo e viene utilizzato tra di loro per riconoscersi; sono monogami e maschio e femmina passano insieme tutta la vita, ogni volta che ritornano al nido con del pesce rinnovano la loro unione con manifestazioni di affetto tra di loro. Nidificano abitualmente in Islanda in diversi punti, soprattutto sulle coste meridionali e sull’Isola di Heimaey: si trovano da metà giugno a fine agosto, quando lasciano i siti di nidificazione per svernare un po’ più a sud in mezzo al mare (le Urie fanno lo stesso).
Un tempo sono state cacciate per la carne, oggi il Pulcinella di mare è una specie protetta anche se continua a subire vari fenomeni di bracconaggio. Un consiglio, durante l’osservazione è buon costume osservarli a distanza senza stressarli e avvicinarsi troppo: a causa del grande afflusso di turisti, i Pulcinella di mare stanno lasciando i luoghi più noti per osservarli in favore di zone meno accessibili e meno conosciute dal turismo di massa.
Il goffo volo del Pulcinella di mare è preso di mira dal furbo Stercorario (Stercorarius), un elegante uccello che sorvola le scogliere: quando il Puffin rientra al nido carico di pesce, lo Stercorario parte in picchiata per rubare il cibo allo sfortunato di turno.

Altri uccelli facilmente avvistabili durante un viaggio in Islanda sono le oche che, con numerose specie, frequentano diverse aree dell’isola per la nidificazione.
Tra le specie di oche nidificanti troviamo sicuramente l’Oca selvatica (Anser anser) e l’Oca zamperosse (Anser brachyrhynchus) che amano sostare in mezzo ai prati e alla tundra. Al contrario, sono di passaggio l’Oca colombaccio (Branta bernicla) dal grazioso collare bianco e l’Oca facciabianca (Branta leucopis), osservabile soprattutto nell’area del Parco Nazionale di Skaftafell e di Jökulsárlón, la baia degli iceberg.
Tra gli anseriformi, una nota particolare va fatta per il Cigno selvatico (Cygnus cygnus) nidificante in Islanda e, da diversi anni, con una buona parte della popolazione stanziale anche in inverno. Il Cigno selvatico si differenzia dal Cigno reale per l’assenza della protuberanza nera sulla parte superiore del becco, è un grosso uccello che ama frequentare le praterie in prossimità degli arenili e delle ampie baie dove trova da mangiare: si ciba di piccoli invertebrati e piante che trova in questi ambienti. Ama nuotare sia in acqua salata che in acqua dolce. Bellissimo lo stormo presente sulle coste orientali tra i paesi di Höfn e Djúpivogur.

Tra le aree umide e le spiagge è possibile osservare anche molti uccelli limicoli in cerca di piccoli invertebrati che si nascondono nel limo. Con le loro zampe lunghe e sottili non affondano e possono correre e camminare in cerca di cibo tranquillamente. Tra i più comuni il Corriere grosso, il Piviere dorato, il Piovanello pancianera, il Piovanello violetto, la Pettegola, la Pittima reale, il Chiurlo piccolo e il Falaropo beccosottile; quest’ultimo è uno dei pochi esempi in natura di poliandria: è la femmina che si accoppia con più maschi durante la stagione riproduttiva, mentre il maschio si accoppia con una sola femmina e cura la prole. Tutte queste specie sono nidificanti in Islanda.
Anche i laghi islandesi sono frequentati da molti uccelli limicoli e acquatici: il Þingvellirvatn e il lago Myvatn ospitano una grande biodiversità di uccelli acquatici, soprattutto anatre come la Moretta, l’Alzavola, il Mestolone, il Fischione, il Germano reale e il Codone.
Le aree d’acqua dolce sono frequentate anche dalla bellissima Strolaga (Gavia immer) che molto spesso sparisce sott’acqua e riemerge più avanti.
Una menzione particolare va fatta per un rappresentante simbolo dell’Islanda, un’anatra marina che è possibile incontrare un po’ in tutto il periplo dell’isola: l’Edredone (Somateria mollissima). Il caldo piumino gli permette di nuotare nelle gelide acque nordiche e gli consente di frequentare l’Islanda per tutto l’anno. Nidifica lungo le coste, nei prati, costruendo dei nidi di fango e sabbia dove, all’interno, mette il piumino che è talmente caldo che può covare le uova da solo senza l’individuo.
Il maschio ha un piumaggio bellissimo che va dal candido bianco, al nero con delle screziature grigio-verdi; la femmina è marrone e ha un piumaggio che ben la mimetizza mentre cova a terra nascondendola da predatori come la Volpe artica.
Sull’Isola di Flatey, nell’Arcipelago di Breiðafjördur a nord della Penisola di Snæfellsness, alcune famiglie hanno realizzato dei nidi artificiali per attirare gli Edredoni nella nidificazione: al termine del periodo di cova, questi uccelli lasciano i nidi artificiali con il piumino dentro che viene raccolto per fabbricare caldi cuscini che vengono venduti a peso d’oro soprattutto nel mercato arabo.

Per concludere il capitolo degli uccelli, facciamo una piccola parentesi sui rapaci: questa categoria di uccelli non è molto diffusa in Islanda e si registra la presenza di piccoli falchetti come lo Smeriglio (Falco columbarius) che è nidificante e il Girfalco (Falco rusticolus), stanziale. L’assenza quasi totale di boschi non presenta per l’Islanda l’habitat ideale per molti uccelli.
Sulle coste, soprattutto nella Penisola di Snæfellsness, è possibile avvistare l’imponente Aquila di mare (Haliaetus albicilla) che, con i suoi 2 metri e mezzo di apertura alare, sorvola le coste in cerca di pesce.
Tra i rapaci notturni frequenta, nel periodo islandese, le praterie innevate la silenziosa Civetta delle nevi che, agli appassionati di Harry Potter, ricorderà la simpatica Edvige.