L’Islanda è un paese con un basso tasso di disoccupazione, ma con un’economia debole, basata soprattutto sul sistema finanziario e strettamente legata ai movimenti internazionali.

La crisi economica globale del settore finanziario in questo autunno 2008 ha fortemente colpito l’economia dell’isola che sta giungendo al tracollo.

Nei giorni scorsi l’inflazione è salita alle stelle, mentre la corona islandese ha subito una notevole svalutazione.

Cercando di tamponare la situazione il governo ha rapidamente nazionalizzato le tre maggiori banche del Paese, Landsbanki, Glitnir e Kaupthing, ed ora è in trattative con la Russia nella speranza di ottenere un credito di emergenza dell’ammontare di 4 miliardi di euro, somma che permetterebbe all’economia dell’Islanda di prendere una boccata d’ossigeno.

Per notizie aggiornate sugli ultimi avvenimenti e sugli sviluppi della situazione si può far riferimento a Il Sole 24 Ore, quotidiano che sta monitorando la crisi europea e ha dedicato in questi giorni ampio spazio alle dinamiche della crisi islandese.

Cause della crisi dell’economia in Islanda

L’Islanda fino a non molto tempo fa era un paese con un’economia piuttosto povera.

Fuori dai grandi scambi internazionali, viveva principalmente di pesca al merluzzo, attività tanto importante da spingerla a scontrarsi con il Regno Unito pur di estendere le acque territoriali e incentivare la pesca (guerra del merluzzo 1976).

Solo dagli anni ’90 l’Islanda è uscita dal suo isolamento dando inizio ad un velocissimo sviluppo economico: reddito medio pro capite tra i più alti del mondo, servizi di istruzione e sanità ottimi e gratuiti, previdenza sociale tra le migliori, alto tenore di vita.

Fino all’estate scorsa l’isola dei ghiacci era ricercata dagli imprenditori esteri che portavano grossi capitali, dai politici che vi tenevano summit internazionali, da studiosi in cerca della ricetta del successo.

Questa crescita così veloce sembrava dovuta in parte alle regole di una politica di tipo capitalistico, in parte alla diffusione di internet e alla globalizzazione; ora si può sicuramente affermare che un grosso aiuto l’hanno dato le speculazioni finanziarie incentrate su investimenti rischiosi e l’industria dell’alluminio, che ha arricchito la nazione a scapito dell’ambiente, sfruttando indiscriminatamente il potenziale energetico.

In effetti le banche hanno effettuato negli ultimi anni operazioni aggressive, risultate poi avventate; operazioni che, rivolte soprattutto alla Gran Bretagna, ignoravano gli avvertimenti sulla loro pericolosità che giungevano da diverse parti.

E’ bastata la svalutazione della corona islandese per fare a pezzi quest’economia fragile, basata più su giochi finanziari che su una ricchezza reale. Rimane la produzione dell’alluminio, alla quale guardano alcuni parlamentari ammanicati con multinazionali americane.

Potrebbe rappresentare secondo loro la soluzione alle difficoltà economiche islandesi. Secondo altri, come la cantante Björk, sarebbe solo svendere l’isola agli stranieri distruggendo la sua vera immensa ricchezza: l’ambiente.

Crisi diplomatica tra Islanda e Regno Unito

Agli inizi di ottobre il primo ministro islandese Geir Haarde ha dichiarato di voler difendere prima di tutto gli interessi dell’Islanda: secondo Haarde le banche, quali istituti di credito privati, avevano contratto debiti che era impensabile fossero sanati con il denaro pubblico.

Ne consegue che i tanti cittadini stranieri, soprattutto britannici, che avevano depositato il loro denaro presso le banche islandesi non sarebbero stati tutelati. In effetti una legge d’emergenza approvata ad hoc ha permesso al governo islandese di confiscare banche e imprese finanziarie e di procedere tutelando gli interessi dell’Islanda anche a scapito delle banche stesse.

Così l’8 ottobre il governo del Regno Unito, nel tentativo di proteggere i cittadini e le tante istituzioni britanniche che avevano stipulato contratti con le banche islandesi, ha congelato i fondi nell’unico modo possibile: ricorrendo alla legge anti-terrorismo del 2001, varata a suo tempo per bloccare le azioni di Al Qaeda e di altre organizzazioni terroristiche internazionali.

La decisione ha provocato una grave crisi diplomatica tra l’Islanda e il Regno Unito. I cittadini protestano per le strade e hanno aperto un sito apposito, indefence.is, in nove lingue, dove si raccolgono firme contro la decisione del governo britannico. Secondo gli islandesi la manovra britannica ha solo peggiorato le cose:

  • tacciando l’Islanda di terrorismo, ha danneggiato gli interessi islandesi in tutto il mondo
  • ha diminuito il valore dei beni che avrebbero potuto essere utilizzati a rimborsare anche i creditori britannici.
  • ha danneggiato il mercato del pesce, rivolto soprattutto al Regno Unito, bloccando i pagamenti verso l’Islanda

In definitiva rischia di mandare veramente l’Islanda in bancarotta togliendole le uniche entrate di valuta straniera. Le autorità britanniche si sono difese affermando che la decisione di sfruttare la legge antiterrorismo sia successiva alla dichiarazione del governo islandese di non voler sanare i debiti.

Le autorità islandesi, però, hanno smentito di aver mai dichiarato qualcosa di simile e hanno affermato di essere state fraintese. Notizie dell’ultim’ora rivelerebbero però che la crisi è in via di risoluzione e la Gran Bretagna sarebbe pronta ad aiutare finanziariamente l’Islanda con l’intento di salvare i propri investitori.

Crisi economica in Islanda: gli aiuti

A causa della grave crisi dell’economia, l’Islanda si è vista costretta a chiedere aiuti finanziari all’estero.

La prima a rispondere è stata la Russia con 4 miliardi di euro. Non si conoscono I dettagli dell’accordo, ma ovviamente, essendo l’Islanda membro della NATO, la contropartita dovrà essere alta, si parla anche della possibile installazione di una base militare sull’isola.

Ha fatto seguito il Fondo Monetario Internazionale con una somma che si aggira intorno ai due miliardi di euro, di cui una parte cospicua subito disponibile e il resto differito in 8 rate.

Anche le piccole Isole Faer Oer, legate all’Islanda da vincoli speciali, hanno voluto contribuire con un finanziamento di 40 milioni di euro, mentre Finlandia, Svezia, Norvegia e Danimarca hanno deciso di prestare 1,98 miliardi di euro.

La Gran Bretagna, dopo la decisione di ricorrere alla legge anti-terrorismo, sembra decisa a scongelare i fondi e a riconciliarsi col paese dei ghiacci, avanzando anche da parte sua la possibilità di un prestito.

Lo stesso Ministro delle finanze Martti Hetemaki ha confermato la notizia parlando di 5 miliardi stanziati da Germania, Regno Unito e Paesi Bassi e vincolati al pagamento dei correntisti esteri.

Mentre dunque gli aiuti del FMI e degli altri paesi serviranno per soccorrere l’economia islandese, questi 5 miliardi saranno destinati a salvare gli investimenti dei cittadini tedeschi, britannici e olandesi.

Nello specifico l’Olanda presterà 1,3 miliardi di euro, il regno Unito dovrebbe stanziare una somma variabile dai 2 ai 3 miliardi, mentre la Germania dovrebbe coprire il resto. L’obiettivo finale è la stabilizzazione della Krona islandese.

La crisi economica stuzzica lo spirito d’adattamento degli islandesi

In questo periodo di magra, in Islanda è nato un nuovo gioco, in vendita nei negozi dell’isola per Natale, dal nome significativo: “Recession, the crisis game“.

Si tratta di un gioco da tavola che si avvale degli schemi tradizionali del Monopoli, ma capovolgendo la situazione e insegnando a sopravvivere a fallimenti, pignoramenti e crisi dei mercati.

In linea con la reale situazione dell’Islanda, Recession ha come obiettivo finale non quello di arricchirsi bensì di non perdere tutto. Ideato da un manager di Reykjavik che ha perso il lavoro a causa del fallimento della sua società, distribuito dalla locale Gogogic, il gioco è per ora disponibile solo in islandese, ma si pensa già a versioni in altre lingue.

Nella fase di preparazione sono stai coinvolti i consumatori, che attraverso e-mail hanno potuto proporre i quesiti da inserire nel gioco e suggerire situazioni critiche da abbinare alle retrocessioni sul tabellone.

Tirando i dadi i giocatori dovranno avanzare tra mille insidie per avviare una ripresa economica e in casi estremi è prevista anche la protesta sotto il parlamento. In conclusione, ancora una volta in Islanda si fa di necessità virtù e si cerca di trar vantaggio da una situazione di difficoltà reale.

E la crisi si riflette anche nei costi: sembra infatti che Recession sarà venduto ad un prezzo decisamente contenuto. Quale miglior strenna natalizia?

Crisi economica: la rabbia degli islandesi

Tra gli islandesi, messi in ginocchio dalla crisi economica, cresce la rabbia. Da uno stato di indiscusso benessere sono stati catapultati in una grave crisi e le reazioni non si sono fatte attendere.

Manifestazioni di protesta si susseguono a Reykjavik fin dal mese di ottobre.

La popolazione riunita davanti al Parlamento denuncia le difficoltà delle famiglie, private dei loro risparmi; accusa il premier, Geir Haarde, e il capo della Banca Centrale, David Oddsson, di aver portato l’Islanda al collasso finanziario; chiede le loro dimissioni e auspica le elezioni anticipate.

Se si andasse alle urne verrebbe probabilmente accelerato il processo d’ingresso dell’Islanda nell’Unione Europea. In una recente dichiarazione Haarde aveva espresso parere negativo in merito alla possibilità di entrare nell’Unione Europea e nell’area dell’euro, ma sembra che la popolazione, da sempre fiera della sua indipendenza, stia iniziando a rivedere le sue posizioni.

Da un sondaggio del quotidiano Frettabladid il 64% degli islandesi si e’ detto favorevole al voto anticipato, mentre il 29,3% vorrebbe aspettare la data prevista nel 2011.

Il 25 novembre scorso, il governo, formato da una coalizione tra Partito per l’Indipendenza e Alleanza Socialdemocratica, ha superato in Parlamento il voto di sfiducia posto dall’opposizione, suscitando nuove proteste e scontri tra manifestanti e polizia.

E il 1 dicembre, giorno in cui si festeggia il 90mo anniversario dell’autonomia, i cittadini sono scesi nuovamente in piazza contro banche e governo, avanzando di nuovo la richiesta di dimissioni da parte del primo ministro Haarde.

Sembra però che dal canto suo il leader islandese non abbia alcuna intenzione di lasciare l’incarico e voglia continuare a condurre il suo Paese attraverso questa difficile crisi.

Crisi economica in Islanda: quale futuro?

Mentre la fase acuta della crisi economica islandese si va spegnendo, c’è già chi fa previsioni e pensa al dopo.

Secondo alcuni esperti il tasso d’inflazione potrebbe crescere ancora, ma la corona, grazie ai prestiti di Fmi e agli aiuti stranieri, dovrebbe stabilizzarsi.

La crisi comunque, anche secondo il parere del primo ministro islandese Haarde, dovrebbe continuare nel 2009 forse persino aggravandosi.

Secondo Sandgren, direttore del mercato monetario, l’Islanda dovrebbe però riprendersi nel giro di pochi anni, potendo contare su una forza lavoro altamente qualificata e su un potenziale energetico di tutto rispetto.

La crisi economica diventa crisi di un popolo

A distanza di mesi dal crollo dell’economia islandese, ora che la notizia non fa più audience, i media hanno spostato l’attenzione su altri argomenti, ma i problemi in Islanda non trovano ancora soluzione e chi ne fa le spese è la gente comune.

Il Paese che sembrava superare tutti per benessere, promessa rampante dell’Occidente, lanciato all’assalto dei mercati esteri, dall’oggi al domani è rimasto a mani vuote e le scelte di pochi gravano ora sulle spalle di molti

Chi può scappa in Europa, gli altri vanno ad ingrossare le code davanti agli uffici di collocamento nella speranza di poter almeno pagare i debiti lievitati a dismisura.

Certo, tutti hanno goduto di questa folle corsa alla ricchezza, ma non tutti forse sapevano che questa ricchezza aveva basi di sabbia, e i banchieri si sono ben guardati dal dirlo.

Dopo un primo periodo di sgomento le reazioni si fanno sentire: c’è chi protesta contro le autorità preposte al controllo, chi con filosofia (o incoscienza?) aspetta semplicemente momenti migliori, chi oberato dai debiti non trova altra via che togliersi la vita, chi si rimbocca le maniche e affronta il difficile momento inventandosi nuove attività.

I veri responsabili del disastro ovviamente nicchiano. Il governo da sempre vicino alle agenzie finanziarie non ha intenzione di dimettersi, i banchieri, forti della protezione statale, cercano di salvare i propri istituti a scapito dei clienti.

Entrambe le parti diventano intoccabili e chi si avvicina troppo, magari con un articolo di denuncia, sembra che rischi di andare ad aggiungersi alla massa dei disoccupati.

Superato lo shock della crisi economica, in Islanda molti fanno di necessità virtù

Preso atto della crisi economica, molti islandesi cercano nuove vie per rimettersi in piedi.
Fino a poco tempo fa nessun posto di lavoro sembrava più appetibile di una banca, ma ora gli islandesi cercano nuove vie e potrebbero venire assunti in altre aziende riqualificando il settore della produzione e della ricerca.

La pesca riacquista importanza, I proprietari di fattorie vogliono investire nel turismo, c’è chi tramite internet si ingegna per creare una rete che sull’alimentazione biologica e sull’incremento della ricettività turistica ponga le basi di una rinascita.

E si fanno strada le banche etiche, basate su piccoli prestiti con investimenti sicuri. Leader di questa frangia di islandesi è ancora la cantante Björk, innamorata della sua terra e promotrice di uno sviluppo sostenibile per l’ambiente e che dia migliore qualità alla vita dei cittadini, paladina di una rivoluzione non industriale, ma altamente tecnologica e rispettosa dell’ambiente.

Fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_dicembre_16/islanda_io_donna_d938bc66-cb89-11dd-839f-00144f02aabc.shtml

BJORK, il fondo d’investimento che rianimerà l’economia dell’Islanda.

Quando è in crisi l’uomo dà il meglio di sé per cambiare: è quello che sta succedendo in Islanda. La società Audur Capital, fondata dalle imprenditrici Halla Tomasdottir e Kristin Petursdottir, accoglie la grande sfida: contribuire a ridare impulso all’economia islandese.

La Audur, con sede a Reykjavik, ha sempre fatto dell’investimento sicuro un proprio caposaldo ed è passata pressoché indenne attraverso la crisi che ha scosso tutte le banche islandesi.

Ora, in collaborazione con la cantante Bjork, ha creato un fondo d’investimento, che proprio dall’artista prende il nome, fruibile da piccole imprese islandesi. I requisiti per accedervi? Garantire il rispetto dell’ambiente e porre attenzione agli aspetti sociali.

Il capitale iniziale ammonta a 826mila dollari, si cercano ora nuovi investitori per poter avviare il progetto entro marzo 2009. Obiettivo è dare impulso a quelle aziende che abbracciano l’idea dell’innovazione, del rendimento sostenibile, dell’economia etica.

Un governo di transizione in Islanda

Il 27 gennaio c.m., in seguito alle dimissioni di Haarde, il presidente della repubblica d’Islanda Grimsson ha dato mandato alla leader del Partito socialdemocratico Ingibjorg Gisladottir di formare un governo di transizione con il partito Sinistra-Verdi.

L’obiettivo è che questo governo di minoranza riesca a guidare l’Islanda fino alle nuove elezioni applicando le condizioni imposte dal Fmi, anche se, con una contrazione del PIL del 10%, non sarà facile per nessuno riemergere dalla crisi.

Dopo la caduta del governo i sondaggi assegnavano la preferenza degli elettori alla sinistra verde di Steingrimur Sigfusson. In vista delle elezioni anticipate, favoriti sono lo stesso Steingrimur Sigfusson e la socialdemocratica Johanna Sigurdardottir.

Johanna Sigurdardottir 2010 premier islandese

Johanna Sigurdardottir 2010 premier islandese

Islanda: dalla crisi economica alla crisi politica

La profonda crisi economica che ha colpito l’Islanda e la forte pressione del popolo sono le cause che hanno incrinato la stabilità della maggioranza al potere.

Il 23 gennaio scorso il premier islandese Geir Haarde aveva già dichiarato di volersi dimettere convocando elezioni anticipate per il 9 maggio 2009.

Il governo in carica, formato da una coalizione tra il partito dell’Indipendanza di Haarde e i socialdemocratici della Gisladottir (ex sindaco di Reykjavik e fino a una settimana fa ministro degli esteri), avrebbe dovuto rimettere il mandato solo nel 2011 e aveva inizialmente intenzione di guidare il paese fuori dalla crisi.

Le continue proteste davanti al parlamento avevano però fatto naufragare quest’idea. Il 23 gennaio il presidente aveva confermato l’impegno del governo per risolvere i problemi più urgenti e garantire gli adempimenti imposti dal Fmi fino a maggio, chiarendo che non si sarebbe ripresentato alle elezioni.

Due giorni dopo queste dichiarazioni, il 25 gennaio, il ministro del Commercio Bjorgvin Sigurdsson, ha rassegnato le dimissioni dopo aver licenziato il capo dell’Autorità di supervisione finanziaria.

Il 26 gennaio Haarde di fronte a nuove pressioni non ha potuto far altro che rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, Olafur Ragnar Grimsson.

La protesta continua del popolo, unito davanti all’Althing fin dal mese di ottobre, è stata infine ascoltata.

Johanna Sigurdardottir, il nuovo premier

Johanna Sigurdardottir, ex hostess della compagnia aerea di bandiera islandese, ministro degli affari sociali per il governo uscente e membro del partito socialdemocratico, è stata nominata premier del governo di transizione in Islanda.

La sua figura ha ottenuto anche l’approvazione dei verdi e del Partito del Progresso, che sosterrà esternamente il governo. A 66 anni, la Sigurdardottir risulta essere oggi il politico più popolare in Islanda.

Detiene il 73% delle preferenze, nonostante la crisi che ha travolto il governo di cui anche lei faceva parte, e potrebbe essere riconfermata dalle prossime elezioni. Ma l’incarico ottenuto la pone sotto i riflettori anche per altri motivi: è la prima donna premier della storia in Islanda e il primo capo di governo dichiaratamente gay al mondo.

Johanna Sigurdardottir 2009

Johanna Sigurdardottir 2009

25 aprile: elezioni in Islanda

la bandiera islandeseIl 25 aprile gli islandesi andranno alle urne per le elezioni, dopo la caduta del governo Haarde.
I partiti di sinistra sono i favoriti: i socialdemocratici di Johanna Sigurdottir, attualmente premier ad interim, riscuotono i maggiori consensi; seguono i verdi.

In caso di vittoria la Sigurdottir continuerà la battaglia già intrapresa contro la crisi economica e avvierà l’iter per l’ingresso nell’Unione Europea e per l’adozione dell’euro.

La Sigurdottir stravince le elezioni

Il 25 aprile si sono tenute le elezioni anticipate in Islanda, dopo la caduta del governo di destra nel gennaio scorso.

La coalizione di Haarde, accusata di essere responsabile della grave crisi economica che si è abbattuta sul paese, aveva ceduto il posto ad un governo ad interim guidato da Jhoanna Sigurdottir e formato da socialdemocratici e verdi. Ieri, a spoglio terminato, la Sigurdottir si e riconfermata premier dell’Islanda.

La coalizione, formata da socialdemocratici e sinistra-verdi, ha riportato una vittoria storica sul partito conservatore, al potere da 18 anni, ottenendo 34 seggi su 63 in Parlamento.

Donna di grande spessore politico, che tanto aveva fatto discutere in gennaio per essere la prima donna alla guida dell’Islanda e il primo leader gay al mondo, la 66enne Sigurdottir pensa già all’adesione all’Europa, forse tramite un referendum,a all’aumento disciplinato delle tasse, uniche vie per uscire dalla grave crisi economica che ancora imperversa sul paese.

Alla nuova premier arrivano anche gli auguri di Arcigay.

Johanna Sigurdardottir 2010

Johanna Sigurdardottir 2010

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